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8 Giugno 2025
M
a di cosa parli? Eh, del fatto che son due giorni che giro attorno a un problema di metodo, come un cane che non sa se fidarsi di un osso.
Ieri ragionavo sul fatto che sono cambiato, come scrittore. Procedo molto più lentamente durante la prima stesura. Scrivo una scena, mi fermo, ragiono. La rileggo una, due, tre… molte volte. La rimaneggio. Vado a camminare per boschi, cerco di capire cosa c’è che non mi convince, di quella scena.. E lo capisco, sistematicamente – per fortuna! La conseguenza di questo costante lavorio è che produco delle prime stesure di una qualità di gran lunga maggiore.
Eh, già, ma è una cosa positiva?
Guarda, non sono affatto convinto che sia negativa. È giusto chiedermelo, ma ho prodotto in questo modo Imperfetto equilibrio – che però è un romanzo particolare, che aveva un grado di complessità e una struttura ben diversa dai miei romanzi fantasy – e gran parte di Sideralema, che considero uno dei miei migliori romanzi – e questo sì, invece, fantasy lo è. Gli ultimi due romanzi. Oltretutto, anche nel caso di Sideralema i primi capitoli furono parecchio laboriosi; faticosi. La stessa cosa che mi sta accadendo con La Guerra dei Venti, adesso. Insomma, non mi preoccupo.
Tuttavia sono aduso a interrogarmi sul modo migliore di procedere, mentre procedo… e anche quando non procedo affatto, perché ho finito. Mi interrogo sempre sul mio modo di vivere la scrittura. Non è un caso che il mio canale YouTube si chiami così. Rifletto. Ragiono. Provo sempre a migliorarmi; e per riuscirvi mi devo “osservare”, in qualche modo analizzare. Di solito l’analisi avviene in uno dei molti boschi della mia vita, sì, perché camminare mi ossigena il cervello, mi dona una chiarezza altrimenti impossibile. Eppoi, come dico sempre, gli alberi mi ascoltano senza interrompere!
Così oggi – ho camminato a un ritmo bassino: son partito stanco – mi son detto che non va bene. Non in questo momento, non con la parte de La Guerra dei Venti che sto scrivendo. Dovrei, cioè, abbandonarmi alla prima stesura con maggior foga. Ci penserò poi a sistemare il tutto.
Per qualche ragione che ancora non afferro, mentre scrivevo le prime stesure di Imperfetto equilibrio e Sideralema evitai di lasciarmi alle spalle aspetti fastidiosi, che subito dopo averli vomitati sulla pagina già percepivo “sbagliati” – superficiali, eccessivi, ridicoli, ridondanti, discutibili, eccetera. Mi son convinto che la storia venga meglio se mi fermo; se sistemo; se ragiono ancora e riscrivo, qualora necessario. Se cambio tutto subito, evitando di portarmi dietro uno strascico di non-decisioni causate dall’estro che… deviano il prosieguo della prima stesura.
Ritengo ci sai un gran fondo di verità in ciò che ho appena scritto.
Allora? Quale delle due scelte è la migliore?
Non lo so.
Quello che so, però, grazie all’esperienza, è che con la scrittura la rigidità non serve a nulla. Anzi, è un cancro che presto forma metastasi nel romanzo: rischi il collasso. Ci vuole elasticità mentale per scrivere romanzi. Sempre e comunque.
Non posso, cioè, dire: faccio così da ora in avanti oppure faccio colà da ora in avanti. Impormi una scelta sarebbe un errore fatale.
Ergo? Entrambe le scelte sono valide. Entrambe portano con sé vantaggi e conseguenze negative. L’unica soluzione, a mio avviso, è continuare a tenerle entrambe bene a mente e cambiare approccio a seconda della situazione che sto affrontando mentre scrivo La Guerra dei Venti.
E in questo momento, devo procedere con maggior speditezza.
Vado a scrivere!