{"id":5078,"date":"2021-02-16T13:09:25","date_gmt":"2021-02-16T12:09:25","guid":{"rendered":"https:\/\/s3nzanom3.com\/?p=5078"},"modified":"2026-05-25T17:35:41","modified_gmt":"2026-05-25T15:35:41","slug":"lessenza-dei-miei-scritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andangelo.com\/it\/lessenza-dei-miei-scritti\/","title":{"rendered":"L&#8217;essenza dei miei scritti"},"content":{"rendered":"<p class=\"caption\">Photo by <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@mekht?utm_source=unsplash&#038;utm_medium=referral&#038;utm_content=credit\">Mekht<\/a> on <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=credit\">Unsplash<\/a><\/p>\n<p class=\"tipo1\"><span class=\"tipo1\">\u00b7 \u2605 \u00b7<\/span><\/p>\n<p class=\"medium\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"my_date\"><span class=\"my_date\">16 Febbraio 2021<\/span><\/p>\n<p class=\"medium drop-cap-medium\"><strong>E<\/strong>ro ancora un adolscente quando partii per un lungo viaggio. Il mio immaginario erano le Dolomiti e la natura ancora incontaminata delle Alpi.<\/p>\n<p class=\"medium\">In partenza, i miei personaggi s&rsquo;incontravano in un&rsquo;alba nebbiosa, vicino a una fontana che era la copia di quella che stava a lato della mia casa, in Via Faloria 56, a Cortina d&rsquo;Ampezzo. Una bella fontana dal legno ormai grigio, tanto era vecchio. Era solida, per&ograve;, solidissima, con quattro travi verticali agli angoli che sorreggevano un tetto a spiovere affinch&eacute; la neve non la rendesse inutilizzabile.<\/p>\n<p class=\"medium\">Quanta ne cadeva! Un anno nevic&ograve; cos&igrave; tanto che il paese divent&ograve; un labirinto. Si camminava in strada e i muri sui lati erano talmente alti che a tratti non si vedevano i tetti delle case.<\/p>\n<p class=\"medium\"><em>Quattro metri<\/em> di neve compatta. Quell&rsquo;anno nevicarono in totale dodici metri e cinquantasei centimetri di neve. La roccia dello <em>schuss<\/em> sulle Tofane, ove gi&agrave; allora si disputava la discela libera di Coppa del Mondo di sci alpino, ha le tacche che segnano i livelli.<\/p>\n<p class=\"medium\">Ricordo. E le mie emozioni sono indescrivibili.<\/p>\n<p class=\"medium\">L&rsquo;acqua della fontana usciva a getto continuo, inesauribile. I miei amici e io facevamo a gara contando chi riusciva a tenere il braccio immerso fino al gomito nell&rsquo;acqua gelida per pi&ugrave; tempo. Non si resisteva molto. Lo facevamo anche in inverno, ma in estate non era molto diverso: quell&rsquo;acqua scendeva dal monte Faloria, freddissima e cristallina.<\/p>\n<p class=\"medium\">Poi le cose han cominciato a cambiare. Ricordo ancora il primo Natale senza neve. Ero tristissimo. La neve &egrave; cos&igrave;: una volta che te la fai amica, ti entra dentro e non ti abbandona pi&ugrave;. Se non c&rsquo;&egrave; ti manca, come se il cane che ti ha accompagnato per vent&rsquo;anni a camminare i sentieri boschivi muore e ti lascia solo, a chiederti com&rsquo;&egrave; che non ce la fai pi&ugrave; a goderti il cammino.<\/p>\n<p class=\"medium\">L&rsquo;inverno &egrave; presente in tutti i miei romanzi fantasy. Forse ora risulta chiaro il perch&eacute;. Nella realt&agrave;, per via di ci&ograve; che vissi quand&rsquo;ero un bambino e poi un ragazzino, il mio &ldquo;senso del meraviglioso&rdquo; &egrave; associato alla neve, all&rsquo;inverno, alla maestosit&agrave; delle Dolomiti, a quei fiumi impetuosi, a quei colori, quei boschi&hellip; <em>quella natura<\/em>.<\/p>\n<p class=\"medium\">Quando nevica l&rsquo;atmosfera che cala su tutto e tutti &egrave; <em>magica<\/em>. Quella &egrave; magia, per me.<\/p>\n<p class=\"medium\">Altri ricordi affiorano. Le macchine si fermavano, a Cortina d&rsquo;Ampezzo &ndash; che non era quella di oggi, ve l&rsquo;assicuro! &ndash; c&rsquo;era silenzio. Si udivano rumori lontanissimi come se fossero dietro la casa di fronte. Se un cane abbaiava dall&rsquo;altro lato della valle era possibile sentirlo, a volte, se la brezza gelida ti veniva incontro. Le nuvole erano basse, tutto diveniva bianco, ovattato, e il tuo respiro emetteva nuvolette che i fiocchi di neve grossi quanto una moneta da un euro trapassavano quasi aleggiando, tanto facevano resistenza nell&rsquo;aria. Mi divertivo a osservarne da vicino la foggia, ogni tanto, sacrificandone qualcuno sul dorso delle mie mani.<\/p>\n<p class=\"medium\">Ricordo le mattine in cui mi svegliavo in un mondo fatato, bianco, che brillava sotto un sole perfetto che compiva un arco in un cielo azzurro privo della bench&eacute; minima nube. Quelle mattine straordinarie corrispondono al risveglio dei protagonisti a Gourh Tjalm, dopo la tormenta di neve che quasi li ha uccisi.<\/p>\n<p class=\"medium\">Ogni volta che penso alla magia che erano le Dolomiti di quegli anni, penso a quanto fortunato sono stato a poterla vivere.<\/p>\n<p class=\"medium\">Il <em>Primo Ciclo Minore<\/em> era un omaggio a tutto questo. Un inno alla natura incontaminata, ai boschi di conifere, alla neve. Nel contempo, perch&eacute; cominciai a scriverlo per davvero all&rsquo;et&agrave; di 19 anni, il grido d&rsquo;allarme ambientalista iniziava a levarsi con insistenza.<\/p>\n<p class=\"medium\">Sono trascorsi 30 anni. Trenta. I miei appunti aprono con una serie di frasi e articoli che trascrissi. Cose che leggevo su National Geographic, su Airone e su altri mensili che denunciavano i disastri che gi&agrave; allora avevamo cominciato a perpetrare.  Alcune cose sembrano le stesse che si dicono oggi. Pazzesco.<\/p>\n<p class=\"medium\">Che scempio.<\/p>\n<p class=\"medium\">Lo spirito che mi animava allora s&rsquo;&egrave; sopito in me. Gli orrori che in tre decenni abbiamo vissuto e di cui siamo parte in causa hanno stroncato il mio &ldquo;sense of wonder&rdquo; fanciullesco, mi hanno segato le gambe, mi hanno acciaccato, costretto su una sedia a fumare per dimenticare, per troppo tempo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Per fortuna ho reagito, anche se troppo tardi per salvare tutto. Qualcosa &egrave; andato perduto per sempre. Cos&igrave; &egrave; la vita.<\/p>\n<p class=\"medium\">Quando, non molto tempo fa, quella tormenta di vento ha abbattuto non so nemmeno io quante conifere nel Cadore, nelle <em>mie<\/em> valli, ho pianto. Da qui, da Sant Cugat del Vall&eacute;s in Catalogna, Spagna, ho versato lacrime amare per la terra che considero la mia vera casa.<\/p>\n<p class=\"medium\">Quando eravamo bambini ci portavano una volta all&rsquo;anno a piantare un pino o un abete nei boschi. Ancora ricordo quella cosetta di venti centimetri che mettevamo nel buco gi&agrave; pronto per noi &ndash; perch&eacute; non si poteva piantarli a caso. I forestali sapevano dove e come. Diventavano di venti o trenti metri d&rsquo;altezza.<\/p>\n<p class=\"medium\">L&igrave; ho piantato un pezzo del mio cuore.<\/p>\n<p class=\"medium\">Quella era un insegnamento speciale, conoscenza, senso d&rsquo;appartenenza, un rispetto al limite della venerazione, un <em>valore <\/em>che non dimenticher&ograve; mai. Forse non tutti i miei compagni di classe ricordano o sentono queste cose nel mio stesso modo. Fa niente. Ognuno ha la propria sensibilit&agrave;. Quello che so &egrave; come mi sono sempre sentito io al cospetto di quei boschi di conifere.<\/p>\n<p class=\"medium\">Parlavo con gli alberi. E loro mi rispondevano, a modo loro.<\/p>\n<p class=\"medium\">Ancora oggi lo faccio, anche qui, anche se non sono le mie sorelle conifere. I miei pini dalle fronde folte, i miei abeti imponenti o i miei larici che in autunno si vestono di giallo e di rosso, colorando le valli. Gli alberi tutti sono miei amici. E quella di qualche tempo fa per me &egrave; stata una strage.<\/p>\n<p class=\"medium\">Di cui siamo tutti colpevoli, nel Primo Mondo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Perch&eacute; scrivo questo brano? Sento di dovermi caricare a poco a poco per riscrivere il <em>Primo Ciclo Minore<\/em>. Manca tempo, ma sar&agrave; necessaria una lunga rincorsa. Non &egrave; la stessa cosa scrivere quell&rsquo;opera con l&rsquo;illusione di un ventenne, pur se gi&agrave; contaminata dal dolore che la mancanza di rispetto gi&agrave; allora mi procurava. Non &egrave; la stessa cosa quando sei diventato un cinquantenne, il mondo si sta definitivamente ribellando e il tempo sembra precipitarsi verso un destino gi&agrave; scritto, circondanti dalla decadenza, dalla plastica, dai metalli, dai veleni, dai pesticidi, dalla deforestazione selvaggia, dalle disastri ecologici petroliferi e dalle miniere per le batterie delle auto elettriche, perch&eacute; non ci basta mai, dobbiamo inventarcene di nuove di cose per ferire e deturpare l&rsquo;unica casa che abbiamo. Non &egrave; facile, circondati come siamo da sin troppe persone che non sanno nemmeno di cosa sto parlando, perch&eacute; non hanno avuto la stessa fortuna che ho avuto io di vivere una natura che si poteva ancora godere. &Egrave; complicato, quando vedi le nuove generazioni lottare strenuamente, ma anche studiarti come se fossi un folle, perch&eacute; non sanno, non hanno visto, n&eacute; vissuto&hellip; Troppo giovani, non hanno avuto la mia fortuna.<\/p>\n<p class=\"medium\">Le Dolomiti hanno cominciato a sgretolarsi e cadere.<\/p>\n<p class=\"medium\">&ldquo;Sarebbe accaduto lo stesso&rdquo;, dicono quelli che qualcuno chiama <em>negazionisti<\/em> e che io, invece, chiamo <em>ciechi imbecilli<\/em> &ndash; perch&eacute; un cieco non ha alcuna colpa, ma chi non vuol vedere, ostinato, cos&rsquo;abbiamo fatto e continuiamo a fare allora &egrave; corto di comprendonio.<\/p>\n<p class=\"medium\">Sarebbe accaduto lo stesso, s&igrave;. &Egrave; vero. Ma non a questa velocit&agrave;! Non trovandoci cos&igrave; impreparati, gretti, incapaci di usare tutto ci&ograve; che i milgiori di noi hanno scoperto e continuano a scoprire, da subito, facendo piazza pulita di qualsiasi stortura, sia interesse politico o economico o di altra natura ha poca importanza.<\/p>\n<p class=\"medium\">Imbecilli? Complici, perch&eacute; quelli sono <em>criminali<\/em>.<\/p>\n<p class=\"medium\">Ho una figlia di sette anni e ogni volta che penso al mondo che le stiamo lasciando mi vien voglia di gridare. E non scherzo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Allora mi chiedo cosa sar&agrave; questo nuovo <em>Primo Ciclo Minore<\/em>, a distanza di trent&rsquo;anni, dacch&eacute; era un&rsquo;opera dall&rsquo;impianto ambientalista. Cosa ne uscir&agrave;?<\/p>\n<p class=\"medium\">Ho come l&rsquo;impressione che la rabbia, la frustrazione, il senso di colpa che ho dentro soffochino la potenza che le mie parole dovrebbero sprigionare e che io <em>vorrei<\/em>, anzi no&hellip; che io <em>pretendo<\/em> sia di segno positivo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Un inno era, attutito da una scrittura acerba, da un&rsquo;esperienza di vita ancora limitata, ma era un inno puro e bello e senza tempo, perch&eacute; non ci sono epoche per certi valori. Sono perenni, come quell&rsquo;acqua che usciva dalla fontana e che, sono certo, esce ancora, perch&eacute; non tutto &egrave; perduto.<\/p>\n<p class=\"medium\">Dovr&agrave; essere un inno ancora una volta, molto pi&ugrave; cupo e molto pi&ugrave; luminoso.<\/p>\n<p class=\"medium\">Duro e dolce nel contempo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Voglio un&rsquo;opera che tagli come un bisturi. Precisa, affilata, netta.<\/p>\n<p class=\"medium\">Il mio dovere &egrave; testimoniare. Ambisco a lasciare un&rsquo;impronta indelebile nell&rsquo;immaginario dei miei lettori. &Egrave; la mia missione, il motivo profondo per cui scrivo. Ho un&rsquo;essenza sfaccettata, infatti, quando racconto. Che sia pensiero, lamento interiore o sublimazione, la mia prospettiva si fa inno ambientalista, cantico di una societ&agrave; planetaria, ode all&rsquo;individuo che fa del pi&ugrave; onesto presente il suo credo.<\/p>\n<p class=\"medium\">Cos&igrave; &egrave; stato, cos&igrave; &egrave; e cos&igrave; sara. Null&rsquo;altro.<\/p>\n<p class=\"medium\">&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono uno scrittore. Il mio dovere \u00e8 testimoniare. Ambisco a lasciare un\u2019impronta indelebile nell\u2019immaginario dei miei lettori. \u00c8 la mia missione, il motivo profondo per cui scrivo. 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