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28 Ottobre 2026
C on La Guerra dei Venti sarà difficile dire “basta così”. È un testo che si presta a una quantità infinita di rimaneggiamenti, più di quanto non lo sia qualsiasi altro testo di narrativa, cioè.
Mille e ancor mille dettagli, meccanismi nascosti, segreti, menzogne, giochi di parole, rimandi e intrecci. So soltanto che quando avrò finito sarò felice d’aver compiuto l’impresa di scriverlo e, nel contempo, dovrò comunque far fronte a una sensazione d’incompiuto, fastidiosamente appiccicosa.
Non è sempre così. Quando finii Sideralema, pensai: “Bell’e finito. Va’!”. Sapevo che non avrei spostato nemmeno una virgola di quanto scritto. A distanza di due anni quella sensazione è divenuta dato di fatto. Il bello di “sole” 350 pagine e una singola protagonista. La Guerra dei Venti, invece, ne ha 800 circa, di pagine, e i protagonisti sono molti di più.
Sensazione appiccicosa a parte – la si ignora… –, poi verrà comunque il gusto della scoperta. Devo ancora completare la revisione e poi godermi l’ultima rilettura a voce alta, eppure non vedo l’ora.
Per me scrivere non è mai stata una questione di soldi, così come pubblicare non ha mai comportato il timore del giudizio negativo – a parte quando debuttai con la Nord, nel 2001. I giudizi negativi con me stanno a zero, se non sono ben argomentati… e di solito non lo sono affatto, rivelandosi mero esercizio egotico. Per me è sempre stata una questione di condivisione. Ovvero scoprire come un’altra prospettiva legga quella stessa storia, cosa ne ricavi. Ho ricevuto molte sorprese in vita mia grazie a quest’apertura, opportunità che i meno esperti e aperti non colgono al volo, tutti tesi a spiegare come loro, gli autori, la intendono.
Vedere come una cosa tua diventi di qualcun altro e finisca per rappresentare tutt’altro è magico. Naturalmente non se il testo viene completamente travisato. I miei, però, saranno pure difficili, considerato il genere cui appartengono, ma non pretendono di dare risposte e perciò si prestano da sempre a differenti interpretazioni.
Scoprire come una cosa stia in piedi lo stesso, pur cambiandone la lettura, anche radicalmente, è davvero un’esperienza illuminante che non mi stancherò mai di vivere.
La narrativa è meraviglia.
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